surf 〈së′ëf〉 s. ingl. [propr. «frangente, cresta dell’onda», con sottinteso, nel sign. 1 a, board «tavola»], usato in ital. al masch. – 1. a. La tavola mediante la quale si pratica il surfing. b. Forma abbreviata di surfing: praticare il surf. (Treccani)
Il surf è da sempre qualcosa più di un semplice sport.
La sua stessa nascita lo pone in un contesto completamente diverso, nelle isole delle hawaii dove veniva praticato come rituale dai nobili e dai regnanti.
Il surf si diffonde ma continua ad essere una filosofia di vita, un modo per affrancarsi da una società troppo oppressiva. Il surf non è uno sport, non è ottenere grandi punteggi sulle onde. Il surf è sfidare il mare, farlo con i proprio mezzi e il proprio coraggio. L’obbiettivo di un surfer è trovare l’onda perfetta, la più grande, la meglio formata, la più potente, e surfarla. Entrare nella Stanza Verde (il tubo che si forma quando l’onda si richiude su se stessa) e uscirne è il massimo risultato per un surfista.
Il surf è una filosofia ed è anche una regola di vita. Si porta rispetto e si da precedenza ai più anziani o a chi vive nelle vicinanze del luogo dove si surfa. Il surf come tutte le cose nel nostro mondo non è solo belle cose, è anche astio, rimorsi, scontri, risse. Essendo una sfida continua in acqua l’adrenalina sale ai massimi livelli e le persone possono reagire con estrema calma o con estremo nervosismo in questi casi. Il surf infatti è estremo, sempre, comunque.
Ma soprattutto il surf è ricerca.
Il surf è la ricerca dello “spot” perfetto, dove si forma l’onda perfetta. E’ la ricerca delle condizioni perfette, della forma fisica perfetta e della tavola perfetta.
Solo se tutto è perfetto allora il surfer potrà soddisfare il suo obbiettivo.
Quindi il surf è sostanzialmente la filosofia del perfetto. Essendo però la perfezione irraggiungibile, e i surfer lo sanno benissimo, il surf si può considerare la continua ricerca volta al migliorare il proprio fisico, la propria conoscenza del mare e della idrodinamica. Il surf è la filosofia del costante miglioramento dell’IO.
Negli anni 60 e 70 si diffonde negli Stati Uniti e inizia a cambiare. Come tutte le cose piano piano le intenzioni cambiano, “i soldi iniziano a girare”, e alcuni aspetti del surf vengono snaturati per diventare “business”, quello che è considerato il vero male del nostro secolo. Il capitalismo sfrenato. Nascono le gare, nascono le tavole costruite non per scivolare ma per andare veloci costruite instabili per migliorare le “manovre”. Nascono i circuiti internazionali, i surfer “pro”, le multinazionali, le marche e le sponsorizzazioni.
Il surf arriva in Sardegna a metà degli anni 80, e arriva per fortuna nella sua forma migliore, come filosofia di vita.
La Sardegna per il surf è il posto perfetto, belle spiagge, al centro del Mediterraneo e quindi esposta a tutti i venti. In particolare la Costa Ovest è quella che regala più spot, e i migliori.
La ricerca dello spot in Sardegna parte subito e i primi individuati, ormai conosciuti a tutti, sono la costa di Putzu Idu, in provincia di Oristano, e Buggerru, destinata in un certo senso a diventare la capitale del surf sardo.
Ma la ricerca continua anche oggi.
Ci sono chilometri di costa in Sardegna, moltissimi difficilmente raggiungibili. Parte della filosofia surf consiste nel raggiungerli. Nel cercare nuovi break point, nuove spiagge dove il fondale aiuta il mare a formare le onde perfette. I giorni passati a leggere le previsioni, a capire come il mare viene sospinto dal vento verso le coste sono giorni passati a cercare se stessi. Il mare si forma in una certa direzione, ma viene sospinto dal vento in un’altra direzione e la linea della costa è ancora in un’altra direzione. Il connubio di questi tre elementi fa la condizione perfetta.
I surfer questo cercano. Alcuni lo fanno d’istinto, altri per esperienze empirica, altri per scienza. Ma tutti passano grande parte della loro giornata a cercare lo spot perfetto e la condizione perfetta.
Ma se volete solo andare a vedere qualche bella surfata allora potete molto semplicemente scendere alla sesta fermata del PQ in viale Poetto, all’altezza del ritrovo dei surfisti Cagliaritani, il Twist.
Se le condizioni per una mareggiata sono buone, basta un giorno di scirocco teso, allora potrete avviciniarvi alla riva e ammirare le evoluzione di alcune tra le leggende del surf sardo assieme a chi alle prime armi ha ancora difficoltà ad “uscire”, cioè a portarsi sul “picco” dove parte il surfer.
Oppure potrete sedervi in mezzo a chi sta riposando tra una session e l’altra, seduto sulla tavola, mentre commenta con la loro ineleganza tipica, ma ingenua, le acrobazie degli amici in acqua.
E forse vi innamorerete di questo mondo, in un certo senso più semplice ed onesto, dove l’unica cosa che conta è cavalcare l’onda perfetta, e tutto il resto viene fatto in funzione di questo obbiettivo ultimo.
(Articolo pubblicato su Mondo Nautica Numero 12 Anno IV con il titolo “Sulla cresta dell’Onda)

